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  • Licia Cappato

Le nostre scelte: non mettiamo il servitore al posto del re

Aggiornato il: lug 28



Quante volte ci troviamo davanti a fare delle scelte?

Se ci fermiamo a riflettere moltissime volte nell'arco della giornata, da cosa mangiare a colazione a cosa indossare prima di uscire.

Ma non solo cose che apparentemente sembrano semplici ci troviamo davanti nell'arco della vita a dover decidere; dalle cose più semplici alle più complesse si parla sempre di scelta.

Vediamo da quando si è bambini come avviene il processo...

Quando nasce un bambino in base al Paese dove si trova già è destinato a un tipo di religione, educazione, sistema, ma anche moda del momento, ecc... talvolta anche scelta politica a seconda della rigidità o meno della famiglia in cui è entrato a far parte; insomma nel nascere un bel tratto del suo cammino è stato definito dagli altri, inconsapevolmente o per comodità di “sistema” così è!

Ci sta che da piccoli piccoli i genitori devono occuparsi di fare delle scelte per come vestire in base alla stagione, nutrire in base all'età il bambino, ma man mano che cresce occorre educarlo a fare da sé, a mettersi in gioco attivamente nel grande gioco della vita.

Le scelte che lui andrà a fare saranno visionate dai genitori ma sarebbe bello che al minimo venissero influenzate, altrimenti da adulto non saprà farne senza essere condizionato dall'esterno o senza sensi di colpa.

Nella nostra società dove l'immagine che ha l'esterno del singolo ha un valore abnorme, è difficile che il bambino venga rispettato nelle sue scelte, perché potrebbe essere motivo di imbarazzo per l'adulto non essendo conforme al proprio modo e a quello della massa.

Così poi viene cresciuto addomesticandolo per essere conforme alla società, per essere riconosciuto e quindi accettato.

Il messaggio che arriva inconscio è “per essere accettati e amati si deve rispondere alle aspettative degli altri, le tue scelte devono essere in base all'esterno e non ascoltare quello che tu vuoi veramente”.

Da qui la mia affermazione che “più scelte abbiamo delegato agli altri per educazione ricevuta o condizionamenti o per comodità o per non aver riflettuto e “sentito” abbastanza, più poi ci troviamo a doverne fare di grandi nell'arco della nostra esistenza nel momento in cui decidiamo che vogliamo andare verso “la vita” che va bene a Noi”.

Parlo di delegare perché anche quando la nostra scelta è presa senza che ci sia una nostra personale riflessione, ascolto interiore, ma solo perché “di solito così si fa o così fa la maggior parte o perché così mi dicono o impongono di fare” è come se la scelta è stata fatta dagli altri, non è la tua personale scelta nata da una “gestazione” interiore.

Non sto dicendo che ogni scelta deve per forza essere diversa dagli altri, ma se risulta in sintonia con quella degli altri sia nata da noi dopo aver sentito “la nostra pancia”, perché quando la scelta si può definire viscerale allora siamo certi che è la Nostra!

Tutto ci viene insegnato che deve nascere dal ragionamento, in realtà il processo mentale dovrebbe essere al servizio del nostro “sentire”, la maggior parte quando lo dico mi guarda con grandi occhi interrogativi, come a non comprendere cosa sto dicendo; perché chi mai ci ha insegnato ad ascoltare la nostra “pancia”? Eppure è la parte più saggia che abbiamo!

Abbiamo messo la “mente” sul trono, che dovrebbe essere il servitore.

Ma il servitore non ha mai le competenze di un re!

Per questo si dice che la mente ...mente.

Solo quando è al servizio del nostro “sentire”/pancia fa il suo reale compito.

Ecco da dove nasce il mal-essere della nostra società, viene messo ciò che conviene (mente) a governare ciò che è giusto (sentire-pancia).

Abbiamo messo il servitore al posto del re!

Ri-educandoci ed educando a fare scelte in base a quello che vogliamo realmente... rimettiamo il giusto ordine dentro e fuori di Noi!

Da prendere coscienza che il verbo educare deriva dal verbo latino educere ossia “tirar fuori ciò che sta dentro”.

Questo è ciò che negli incontri olistici di conoscenza personale “Io Sono Io Voglio Io Posso” presso lo studio Olis si va a fare, è proprio ri-educarsi a dare voce al proprio Sentire, si impara ad ascoltare il proprio corpo con tutta la sua antica saggezza; si re-impara a dare valore e sacralità a ciò che è la Nostra Natura Autentica.

Un caro saluto a tutti e che sia una serena estate.

Licia Cappato




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