• Licia Cappato

Quanto sono buone le fragole… e pensare che non sono nemmeno un frutto!


Colorato alla vista e dolce al palato, dal sapore inconfondibile, considerato da molti il frutto della passione per eccellenza, è amatissimo da tutti i bambini – da zero a 100 anni – in ogni angolo del mondo: peccato che per i botanici non si possa considerare nemmeno un frutto. Dal loro punto di vista, infatti, i veri frutti sarebbero i semini gialli, detti acheni, che punteggiano la sua superficie rossa, mentre lui – ma sarebbe meglio dire lei – in fin dei conti è soltanto il ricettacolo ingrossato di un'infiorescenza.


Stiamo parlando, se non l’aveste capito, delle fragole, frutto – i nutrizionisti tale lo considerano! – che in questa stagione comincia a fare capolino sulle nostre tavole.

Una presenza recente e antica al tempo stesso. Già, perché la fragola era conosciuta fin dall’antichità, anche se si trattava di fragoline selvatiche di bosco, lontane e nobili parenti – soprattutto per dimensioni, profumo e gusto – di quelle che troviamo oggi sui banchi dei mercati, risultato di un incrocio tra due specie americane di Fragaria.

Se i ritrovamenti sui monti dell’Europa centro-occidentale non ci ingannano, la fragola selvatica era conosciuta già dall’uomo preistorico e successivamente legata, forse per il suo colore che non passa di certo inosservato, alla mitologia oltre che all’alimentazione. I Romani, ad esempio, la usavano molto in occasione delle feste dedicate ad Adone. Secondo la leggenda, infatti, dopo la sua morte Venere, dea dell’amore, avrebbe pianto tante lacrime che, a contatto con la terra, si sarebbero trasformate in frutti rossi a forma di cuore.

Per il suo intenso profumo, i Romani la chiamavano “fragrans” e veniva consumata come cibo afrodisiaco. Anche nel corso del Medioevo, per le sue caratteristiche visive, fu tramandata come “frutto cuore”, capace di placare tutte le passioni amorose.

Fu probabilmente nel XIV secolo che qualcuno provò a trapiantare la fragola selvatica nei giardini, trasformandola in una pianta ornamentale. Tuttavia fu solo verso la fine del XVI secolo che cominciò ad essere considerata anche un alimento da portare in tavola.

Il grande William Shakespeare definì le fragole "cibo da fate”, mentre alcuni decenni più tardi Luigi XVI, il Re Sole, se ne innamorò e le fece mettere a dimora nei giardini della reggia di Versailles.

Per arrivare alle fragole odierne, però, sarebbero occorsi altri passaggi, tra cui sono sicuramente da ricordare l’importazione di una specie dal Cile ad opera di un militare francese nel corso del XVIII secolo – quando già i frutti venivano descritti come molto più grossi e meno saporiti rispetto alle fragole selvatiche – e il processo di miglioramento genetico portato a termine in Inghilterra da Andrew Knight nel 1816.

Sono tanti, quindi, i “buoni” motivi per consumare le fragole: questo frutto, infatti, non è molto calorico (30 kcal per 100 grammi) e presenta un altissimo potere antiossidante con un apporto di vitamina C di 54 mg per 100 grammi di prodotto. Basta poco meno di 2 etti, pertanto, per soddisfare il fabbisogno giornaliero di un adulto. Come se non bastasse le fragole sono ricche pure di calcio, ferro, magnesio e potassio. Indicate per chi soffre di reumatismi e malattie da raffreddamento, le fragole regolano anche il colesterolo, la pressione alta nonché la fluidità del sangue. Senza dimenticare le proprietà lassative, diuretiche e depurative, mentre la presenza dello xilitolo è un utile alleato per prevenire la placca dentale e uccidere i germi colpevoli dell’alito cattivo.

Questo frutto, insomma, sembrerebbe un toccasana, ma… attenzione! Si parla di frutto al naturale e non, come molti lo amano, accompagnato da zucchero, panna o gelato.

Ricordiamoci, inoltre, che le fragole fanno parte di quei pochi frutti che non si possono sbucciare e ciò, unito spesso ad uso massiccio di pesticidi durante la coltivazione, talvolta fa riscontrare su questo frutto residui chimici – seppur sotto i limiti di legge – che debbono quantomeno invitarci a non abusarne nel consumo, specialmente se si tratta di fragole comprate. Assolutamente da evitare, invece, le fragole fuori stagione e provenienti dall’estero. Inoltre questo frutto è controindicato per chi soffre di ulcera gastroduodenale, gastroenterocoliti, oppure per chi presenta reazioni allergiche (dermatosi, prurito, orticaria).

In cucina, si diceva, la fragola va a braccetto con il dolce (gelati, torte, panna) e quindi con tutto il comparto della pasticceria. Ma negli ultimi decenni si è diffusa anche l’usanza di utilizzarla come salsa in agrodolce da abbinare ad arrosti e piatti di carne, nonché per la preparazione di un primo un po’ gourmet: il risotto alle fragole. Ecco la ricetta per quattro persone. Dopo aver preparato 1 litro di brodo vegetale, sbucciate e tritate uno scalogno mettendolo poi a scaldare a fuoco lento in un tegame con dell’olio extravergine d’oliva. Quando l’avrete fatto appassire, versate 320 g di Riso Carnaroli lasciandolo tostare per 2-3 minuti, avendo cura di mescolare. Finita la tostatura sfumate con 60 g di vino bianco secco o spumante. Una volta evaporato il vino, cominciate ad aggiungere, un po’ alla volta, il brodo vegetale, facendo cuocere per circa 15-20. A fine cottura aggiungete 250 g di fragole – che nel frattempo avrete tagliato a pezzetti – e mantecate unendo 30 g di burro e circa 80 g di formaggio caprino, ma si possono usare altri tipi di formaggio a proprio piacimento (pecorino, robiola, stracchino). Buon appetito.

Licia


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